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Spunti e idee per l'Accessibilità
del "ponte di Calatrava" Il documento riportato di seguito è stato firmato dai seguenti progettisti:
Premessa Il documento
Il presente documento è stato redatto da un gruppo di tecnici per
conto del portale SuperAbile.it e delle federazioni F.I.S.H. e F.A.N.D.
che, in occasione dell'incontro svoltosi lo scorso 9 gennaio a Venezia,
hanno raccolto l'invito del Sindaco a presentare delle proposte per l'accessibilità
del "ponte di Calatrava" alternative a quella attualmente ipotizzata Gli autori
I progettisti che hanno redatto il presente documento appartengono al gruppo dei firmatari dell'appello
"Fermate il ponte di Calatrava". Gli obiettivi
Pur convinti che la piena accessibilità del ponte possa avvenire
solo con un ripensamento in toto del progetto, i firmatari del presente
documento hanno accettato l'invito di SuperAbile.it e delle Federazioni
ad individuare possibili soluzioni alternative per l'accessibilità della
struttura in essere - che è già
stata progettata, approvata, appaltata e di cui sono in corso i lavori Poiché
lo scopo della protesta intrapresa (e di questo documento) non è quello
di non far costruire l'opera - fallimento che potrebbe venire facilmente
imputato alla 'miopia' delle associazioni rappresentanti le persone disabili
- ma quello di renderla accessibile, è stata accolta la proposta di offrire
un contributo costruttivo per garantire un livello di accessibilità più
elevato di quello proposto attualmente. Il progetto di Calatrava
Il presente documento - redatto nella consapevolezza delle regole
deontologiche e della correttezza professionale - contiene osservazioni,
spunti e idee tese a costruire un'accessibilità che - nei limiti di un
progetto già definito - sappia andare al di là della soluzione "servoscala".
Solo la creatività e la capacità dell'architetto Santiago Calatrava, unite
alla conoscenza tecnica e di dettaglio dell'opera, potranno portare alla
migliore soluzione al problema. Aspetti culturali Capiamo che la scelta di costruire un
nuovo ponte per Venezia, progettato da un architetto della levatura di
Santiago Calatrava, sia un atto coraggioso, suggestivo e augurabile sotto
il profilo della cultura storica, urbanistica e architettonica, "un'occasione
di riscatto" - come sottolineato dallo stesso Sindaco Paolo Costa
- "il segno che la città è pronta a innovare, è pronta ad arricchire
nella qualità della sua forma, accogliendo i segni del bello del XXI secolo".
Ma proprio sulla base di queste convinzioni
- che condividiamo - pensiamo che tutti i cittadini- indipendentemente
dalle proprie caratteristiche fisiche, sensoriali e cognitive - debbano
poter fruire appieno di nuove architetture e nuovi spazi, in linea anche
con quanto sancito da anni a livello nazionale e internazionale sul piano
politico, giuridico e socio-culturale (tra i numerosi documenti, ci si
riferisce, in particolare: alla Dichiarazione dei Diritti Umani, al Trattato
di Amsterdam, alla Dichiarazione di Madrid, alle normative e direttive
anti-discriminatorie adottate livello europeo, alla normativa nazionale
per il superamento delle barriere architettoniche e
non ultima - alla Carta europea dei diritti dell'uomo nella città
sottoscritta dalla Città di Venezia). Riteniamo, a maggior ragione, che questo
principio debba essere garantito per una struttura pedonale come il "ponte
di Calatrava", che vuole essere elemento di connessione, di incontro,
di scambio e di sosta di persone - quindi di punti di vista, culture,
opinioni diverse. Il nostro intento non è quello di privare
Venezia dell'opportunità di realizzare un'opera di grande rilevanza, bensì
quello di evitare che proprio il simbolo di questa rinnovata modernità
diventi occasione di esclusione. Desideriamo
che esso si trasformi in un chiaro segno della cultura progettuale
del Terzo Millennio, un esempio che faccia dell'accessibilità e dell'inclusione
i propri fondamentali principi ispiratori. Ma se verrà costruito come
fino ad oggi ipotizzato, questo 'ponte del nuovo millennio' diventerà
un'opera inutilmente discriminatoria, che soltanto idealmente sarà legata
al tempo storico in cui viviamo: uno sforzo che mai renderà piena ragione
di una volontà politica e tecnico-progettuale. Riteniamo che l'Accessibilità debba essere
considerata un criterio, un parametro imprescindibile di progettazione
fin dalle prime intuizioni del progettista, come richiesto anche dalla
normativa stessa. Adottare questa concettualità permette di dare corpo
a quella 'cultura dell'integrazione' (o meglio 'dell'inclusione') da anni
sostenuta e praticata a livello nazionale, europeo ed extraeuropeo. Risulta quindi paradossale che nel 2003
(Anno Europeo delle Persone con Disabilità), in Italia (attualmente il
Paese con il maggior numero di anziani), a Venezia (città prettamente
pedonale, patrimonio mondiale), un architetto contemporaneo della levatura
di Santiago Calatrava (che altrove ha dimostrato di saper brillantemente
realizzare la piena accessibilità) realizzi un'opera inaccessibile, tanto
esteticamente apprezzabile quanto anacronistica sotto il versante socio-culturale,
oltre che inaccettabile dal punto di vista normativo. NO alla "soluzione vaporetto" Ribadiamo con ferma convinzione il fatto
che il vaporetto non possa in alcun modo essere una soluzione accettabile,
perché è necessario garantire la fruibilità del ponte stesso. É infatti l'opera in sé che deve essere
accessibile in quanto spazio, architettura, monumento, opera d'arte vissuta
dai cittadini. Il vaporetto non può essere considerato - in termini normativi
- una "soluzione alternativa" poiché è evidente, come indicato
dalla norma stessa, che la soluzione di progetto possa individuare soluzioni
alternative rispetto alle prescrizioni, ma non che il progetto possa trovare
fuori del suo ambito (in questo caso in un servizio) le soluzioni per
l'accessibilità. NO alla "soluzione servoscala" L'installazione del servoscala non soddisfa
l'accessibilità né sul piano funzionale né su quello normativo. L'utilizzo
del servoscala si configura infatti inequivocabilmente come un intervento
di adeguamento di un'opera pubblica di nuova realizzazione (e quindi come
una palese violazione delle leggi vigenti per il superamento delle barriere
architettoniche). Negli spazi pubblici il servoscala non
assicura un livello di accessibilità soddisfacente e 'diffuso'. Il suo
utilizzo è limitato alle persone disabili in carrozzina e non è in grado
di fornire soluzioni sicure ai problemi di accessibilità. Inoltre, nel
caso del ponte in oggetto, la considerevole lunghezza del percorso e la
presenza di un elevato numero di gradini con alzate e pedate variabili,
faticose e fonte di pericolo, possono creare un ostacolo per persone con
problemi motori, visivi e di affaticamento. Negli spazi pubblici il servoscala è inoltre
un dispositivo stigmatizzante ed emarginante sotto il profilo psicologico,
che espone e sottolinea inutilmente la condizione di disabilità delle
persone che sono costrette ad utilizzarlo. Inoltre (come Venezia ha già avuto modo
di sperimentare), presenta gravi limiti sotto il profilo tecnico che lo
rendono uno strumento inefficace all'atto pratico: lentezza di marcia,
marcia a “uomo presente”, guasti e necessità di frequente manutenzione,
non vengono risolti operativamente (se non con l'espediente dell'occultamento
del meccanismo in un vano sotterraneo). Ulteriori
osservazioni Avendo avuto modo di valutare i disegni
di progetto, ci sembra opportuno in questa sede riportare ulteriori osservazioni
in merito all'accessibilità, alla sicurezza e alla praticabilità del ponte. - La scelta di una struttura 'ad arco' ha inevitabilmente comportato
la creazione di scalinate caratterizzate da gradini con pedate di lunghezza
variabile. Questo particolare rende il percorso potenzialmente più pericoloso
- soprattutto in caso di affollamento, quando si riduce la possibilità
di vedere le parti terminali delle pedate - rispetto ad una scala con
gradini dalle dimensioni regolari e con adeguati ripiani di sosta - Permangono forti perplessità in merito alla possibilità di
rendere le pedate, in particolare quelle inclinate in vetro strutturale,
percepibili in sicurezza ed adeguatamente antiscivolo (il problema dello
scivolamento sui gradini viene, tra l'altro, amplificato nel caso delle
pedate più lunghe) - La sistemazione curvilinea degli spazi antistanti alle due
testate del ponte potrebbe portare a problemi di orientamento e mobilità
soprattutto alle persone con problemi visivi - Stante la larghezza del ponte, la presenza di solo due mancorrenti,
peraltro difficilmente utilizzabili in situazioni (normali per Venezia)
di affollamento, suggeriscono la presenza di un mancorrente centrale (come
per altro previsto dalla norma per larghezze superiori a sei metri) - L'uso combinato del vetro e della pietra d'Istria per la
pavimentazione del ponte non sembra garantire un contrasto e un livello
di saturazione dei colori in grado di rendere possibile la 'lettura' della
rampa da parte di chi ha una minorazione visiva, anche lieve, e in situazioni
di ridotta visibilità (notte, nebbia, pioggia...). - I problemi legati alla percezione dei gradini, particolarmente
evidenti in fase di discesa, saranno ulteriormente accentuati durante
le ore notturne, a causa dell'illuminazione prevista sotto la trasparenza
dei gradini in vetro (dal basso verso l'alto). É quindi chiaro che, accanto alla realizzazione
di una soluzione in grado di rendere accessibile l'opera ai disabili motori,
si dovranno prevedere opportuni accorgimenti in grado di rendere il ponte
fruibile in autonomia e in sicurezza anche alle persone con disabilità
visive, limitando la pericolosità nei confronti di qualsiasi tipo di utenza. 1. la piena accessibilità, il comfort e la sicurezza per tutti
i potenziali utilizzatori della struttura non possano essere ottenuti
se non attraverso un totale ripensamento del progetto del ponte che rispetti
tutte le specifiche contemplate dalle leggi attualmente in vigore e sia
impostato secondo logiche di tipo inclusivo. 2. l'unica strada concreta e praticabile per conciliare gli
obiettivi di accessibilità con la volontà di dare seguito al progetto
appaltato resta quella della ricerca di una soluzione alternativa al servoscala,
che garantisca un livello di accessibilità più elevato di quello proposto
attualmente 3. l'accessibilità ottenuta con una soluzione da attuarsi 'in
corso d'opera' non sarà mai comparabile con quella che si sarebbe potuta
raggiungere ripensando il progetto ex-novo 4. qualsiasi proposta attuata rispetto ad un progetto già elaborato
è chiaramente difficoltosa: si allegano alcune idee progettuali da approfondire e sviluppare, percorribili
per la definizione di soluzioni rispettose delle norme vigenti in materia
di accessibilità e non discriminazione. Ovviamente, al di là degli spunti offerti
in questo documento, la possibilità di trovare una soluzione valida da
adottare non può che essere affidata a Santiago Calatrava che è il progettista
dell'opera. Gli spunti e le idee proposti indicano
delle strade percorribili per migliorare l'accessibilità del ponte, anche
se - come è evidente - devono essere risolti alcuni aspetti problematici,
ma rappresentano, a nostro avviso, l'unica soluzione possibile rispetto
all'alternativa tra il rifacimento del progetto e la realizzazione di
un'opera fuori norma. Si suggerisce infine di sottoporre la
soluzione finale al parere della Commissione Permanente presso il Ministero
dei Lavori Pubblici, istituita ai sensi dell'art. 12 del D.M. 236/89 (come
previsto anche dall'art. 22 del D.P.R. 503/96). Soluzione
1: Passerella in quota (con schizzi in pianta e prospetto) Tra i disegni di progetto a firma di Santiago
Calatrava pubblicati su alcune riviste, è apparsa una proposta che prevede
su uno dei lati del ponte - con lo stesso profilo del progetto attuale
- la presenza di una passerella orizzontale che raggiunge la sommità della
struttura. Questa soluzione potrebbe essere riconsiderata
e rielaborata, in modo da consentire sia il raggiungimento della parte
centrale del ponte da entrambe le rive che l'attraversamento del canale
tramite una passerella orizzontale priva di gradini.
L'accesso alla passerella verrebbe garantito
da strutture verticali dotate di ascensori o elevatori collocate agli
estremi del percorso, per il quale si possono ipotizzare diversi punti
di “aggancio” alla struttura: a) alla sommità del ponte (con la conseguente
formazione di un percorso orizzontale continuo in mezzeria al ponte) b) all'estremità delle due sezioni del
ponte con i gradini (con l'innesto di due tratti di percorso orizzontali
sulla sezione panoramica centrale del ponte, priva di gradini, con pendenza
massima pari al 5%) In alternativa alla struttura verticale
con ascensore, per la passerella verso Piazzale Roma si può valutare l'ipotesi
di uno “sbarco” in quota all'interno dell'edificio del parcheggio, che
risulterebbe raccordato direttamente al ponte. Soluzione
2: Percorso inclinato e ascensore verticale (con schizzi in pianta e prospetto) La realizzazione di un percorso inclinato
(non una rampa vera e propria, ma una passerella con pendenza massima
del 5%) che si sviluppi su entrambi i lati a partire dalla parte centrale
del ponte, senza gradini, proseguendo lungo la mezzeria delle rampe di
scale (dove è prevista la finitura in pietra d'Istria) fino alle rive,
potrebbe permettere il superamento delle sezioni con i gradini. Vista la presenza su entrambe le rive
di spazi antistanti al ponte ridotti, appare difficile ipotizzare il completamento
del percorso inclinato fino a raggiungere la quota della riva. Per ridurre
lo sviluppo del percorso si rende necessaria la previsione di un elemento
verticale simile a quelli contemplati
nella soluzione precedente, ma di altezza minore con ascensore, elevatore o pedana a cabina aperta
(se si desidera ottenere un minor impatto visivo) da collocare al termine
di ognuno dei due percorsi inclinati. Questa soluzione, che si configura come
una variante della precedente, consente di contenere i volumi per gli
ascensori. Ma appare chiaro che il maggiore sviluppo del percorso, associato
alla presenza della pendenza anche
se contenuta entro i limiti previsti dalla norma
vanno a discapito della qualità dell'accessibilità, specie per
le persone con problemi di deambulazione e di affaticamento. Soluzione
3: Ascensore inclinato in asse centrale (con schizzi in pianta e prospetto) L'ascensore è un impianto di sollevamento
di facile utilizzo, veloce e in grado di trasportare più persone contemporaneamente.
L'inserimento di questo meccanismo per superare i tratti del ponte con
i gradini, consentirebbe di risolvere i problemi di accessibilità di tutte
le persone con disabilità motorie e di offrire una valida alternativa
al percorso a quelle con disabilità sensoriali. Grazie alla possibilità di impiego dei
più svariati materiali per la realizzazione della cabina, l'impatto estetico
dell'ascensore sul ponte può risultare molto contenuto. Per la realizzazione di un percorso per
un ascensore inclinato lungo la mezzeria del ponte (soluzione da verificare
alla luce dei calcoli strutturali), si dovrebbe provvedere alla creazione
di una sede centrale “protetta” riservata alla marcia della cabina e quindi inattraversabile dai pedoni. Meglio ipotizzare in questo caso l'impiego
di due ascensori inclinati a sbarco frontale, uno per parte, per consentire
il superamento dei due tratti con i gradini, che risulterebbero suddivisi
in tre corsie, due pedonali laterali e una al centro dedicata alla marcia
dell'ascensore. La parte centrale del ponte, punto di sbarco di entrambe
le cabine, resterebbe priva della sede per l'ascensore, risultando attraversabile,
accessibile e panoramica. Soluzione
4: Ascensore inclinato a lato del ponte (con schizzi in pianta e prospetto) Per evitare di ridurre la parte pedonale
del ponte con la creazione di una corsia riservata alla marcia degli ascensori
inclinati a discapito della circolazione si potrebbe prevedere il transito
della cabina esternamente al ponte, lungo uno dei suoi lati (soluzione
da verificare alla luce dei calcoli strutturali). In questo caso, è ipotizzabile la creazione
di un percorso unico da prevedere sul lato nord-ovest, per ridurre l'impatto
estetico e lasciare libero il lato più in vista che si sviluppi da una
riva all'altra del canale, con l'impiego di un solo ascensore inclinato
a sbarco laterale e con possibilità di fermata alla sommità del ponte,
per accedere alla parte panoramica. Questa soluzione sarebbe in grado dare
una risposta adeguata sia alle persone che intendono attraversare velocemente
il ponte, sia a quelle che ne vogliano usufruire come punto panoramico. Soluzione
5: Ascensore raggiungibile da pontili (con schizzi in pianta e prospetto) In alternativa alla previsione del percorso
dell'ascensore lungo il fianco del ponte si potrebbe ipotizzare la creazione
di due pontili accessibili tipo “imbarcadero” per le gondole, uno per
sponda e posizionati sui lati contrapposti rispetto al ponte. Questi due
tragitti in piano ed accessibili dovrebbero collegare, su ognuno dei due
lati, la riva del canale con una struttura verticale dotata di ascensore
con sbarco alla sommità del ponte, nel tratto panoramico e accessibile. Questi percorsi esterni al ponte avrebbero
il vantaggio di non gravare l'intera struttura con carichi mobili, consentendo
di raggiungere la parte panoramica accessibile tramite un tragitto alternativo
privo di barriere. Soluzione
6: Navetta a passo d’uomo (con schizzi in pianta e prospetto) La parte centrale del ponte, che presenta
gradini in pietra d'Istria, è forse quella che meglio si presta a modifiche.
Pensando di realizzare una guida a pavimento (per una cremagliera o meccanismo
simile) si potrebbe ipotizzare l'impiego di una navetta che percorra una
fascia centrale liscia anche nei tratti con i gradini, lungo la mezzeria
del ponte, attraversandolo in tutta la lunghezza o solo in corrispondenza
dei due tratti a gradini La velocità di marcia “a passo d'uomo”
della navetta non richiederebbe la creazione di una "corsia protetta"
evitando di dividere, perlomeno visivamente, il percorso pedonale. Il
piano della navetta dovrebbe essere di tipo autolivellante per restare
orizzontale durante la marcia. L'assenza di una sede protetta per il
mezzo comporterebbe per questa soluzione sicuramente un allungamento dei
tempi di percorrenza del ponte, garantendo però sia l'attraversamento
con un unico imbarco che la possibilità di accedere alla parte panoramica
accessibile. Soluzione
7: Cabina sotto al ponte (con schizzi in pianta e prospetto) Questa soluzione - che prevede la presenza di
un ingombro mobile al di sotto della linea di rispetto del ponte - in
assenza della possibilità di sbarco nella parte accessibile del ponte,
non dà modo alle persone non in grado di percorrere le gradinate di fruire
ed avere esperienza diretta dell'opera.
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