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immagine tratta dal sito di Santiago Calatrava: www.calatrava.com

Spunti e idee per l'Accessibilità del "ponte di Calatrava"

Il documento riportato di seguito è stato firmato dai seguenti progettisti:

Francesco Agliardi
Maurizio Antoninetti
Gianni Arduini
Alberto Arenghi
Luigi Biocca
Mitzi Bollani
Marco Bozzetti
Paola Bucciarelli
Concetta Coco
Shirley Confino-Rehder
Sophie Corbetta
Piero Cosulich
Giovanni Del Zanna
Tommaso Empler
Nicola Eynard
Leris FantiniLucia Lancerin
Fabrizio Mezzalana
Andrea Micangeli
Annalisa Morini
Luigi Moruzzi
Piera Nobili
Michéle Pezzagno
Adriano Piffer
Maria Teresa Ponzio
Salvatore Sbacchis
Silvano Tassinari
Gaetano Venturelli
Fabrizio Vescovo
Silvia Volpi

Premessa

Il documento                           Il presente documento è stato redatto da un gruppo di tecnici per conto del portale SuperAbile.it e delle federazioni F.I.S.H. e F.A.N.D. che, in occasione dell'incontro svoltosi lo scorso 9 gennaio a Venezia, hanno raccolto l'invito del Sindaco a presentare delle proposte per l'accessibilità del "ponte di Calatrava" alternative a quella attualmente ipotizzata

Gli autori                                 I progettisti che hanno redatto il presente documento  appartengono al gruppo dei firmatari dell'appello "Fermate il ponte di Calatrava".       

Gli obiettivi                              Pur convinti che la piena accessibilità del ponte possa avvenire solo con un ripensamento in toto del progetto, i firmatari del presente documento hanno accettato l'invito di SuperAbile.it e delle Federazioni ad individuare possibili soluzioni alternative per l'accessibilità della struttura in essere -  che è già stata progettata, approvata, appaltata e di cui sono in corso i lavori

                                                Poiché lo scopo della protesta intrapresa (e di questo documento) non è quello di non far costruire l'opera - fallimento che potrebbe venire facilmente imputato alla 'miopia' delle associazioni rappresentanti le persone disabili - ma quello di renderla accessibile, è stata accolta la proposta di offrire un contributo costruttivo per garantire un livello di accessibilità più elevato di quello proposto attualmente.

Il progetto di Calatrava            Il presente documento - redatto nella consapevolezza delle regole deontologiche e della correttezza professionale - contiene osservazioni, spunti e idee tese a costruire un'accessibilità che - nei limiti di un progetto già definito - sappia andare al di là della soluzione "servoscala". Solo la creatività e la capacità dell'architetto Santiago Calatrava, unite alla conoscenza tecnica e di dettaglio dell'opera, potranno portare alla migliore soluzione al problema.

 

Aspetti culturali

Capiamo che la scelta di costruire un nuovo ponte per Venezia, progettato da un architetto della levatura di Santiago Calatrava, sia un atto coraggioso, suggestivo e augurabile sotto il profilo della cultura storica, urbanistica e architettonica, "un'occasione di riscatto" - come sottolineato dallo stesso Sindaco Paolo Costa - "il segno che la città è pronta a innovare, è pronta ad arricchire nella qualità della sua forma, accogliendo i segni del bello del XXI secolo".

Ma proprio sulla base di queste convinzioni - che condividiamo - pensiamo che tutti i cittadini- indipendentemente dalle proprie caratteristiche fisiche, sensoriali e cognitive - debbano poter fruire appieno di nuove architetture e nuovi spazi, in linea anche con quanto sancito da anni a livello nazionale e internazionale sul piano politico, giuridico e socio-culturale (tra i numerosi documenti, ci si riferisce, in particolare: alla Dichiarazione dei Diritti Umani, al Trattato di Amsterdam, alla Dichiarazione di Madrid, alle normative e direttive anti-discriminatorie adottate livello europeo, alla normativa nazionale per il superamento delle barriere architettoniche e  non ultima - alla Carta europea dei diritti dell'uomo nella città sottoscritta dalla Città di Venezia).

Riteniamo, a maggior ragione, che questo principio debba essere garantito per una struttura pedonale come il "ponte di Calatrava", che vuole essere elemento di connessione, di incontro, di scambio e di sosta di persone - quindi di punti di vista, culture, opinioni diverse.

Il nostro intento non è quello di privare Venezia dell'opportunità di realizzare un'opera di grande rilevanza, bensì quello di evitare che proprio il simbolo di questa rinnovata modernità diventi occasione di esclusione.

Desideriamo  che esso si trasformi in un chiaro segno della cultura progettuale del Terzo Millennio, un esempio che faccia dell'accessibilità e dell'inclusione i propri fondamentali principi ispiratori. Ma se verrà costruito come fino ad oggi ipotizzato, questo 'ponte del nuovo millennio' diventerà un'opera inutilmente discriminatoria, che soltanto idealmente sarà legata al tempo storico in cui viviamo: uno sforzo che mai renderà piena ragione di una volontà politica e tecnico-progettuale.

Riteniamo che l'Accessibilità debba essere considerata un criterio, un parametro imprescindibile di progettazione fin dalle prime intuizioni del progettista, come richiesto anche dalla normativa stessa. Adottare questa concettualità permette di dare corpo a quella 'cultura dell'integrazione' (o meglio 'dell'inclusione') da anni sostenuta e praticata a livello nazionale, europeo ed extraeuropeo.

Risulta quindi paradossale che nel 2003 (Anno Europeo delle Persone con Disabilità), in Italia (attualmente il Paese con il maggior numero di anziani), a Venezia (città prettamente pedonale, patrimonio mondiale), un architetto contemporaneo della levatura di Santiago Calatrava (che altrove ha dimostrato di saper brillantemente realizzare la piena accessibilità) realizzi un'opera inaccessibile, tanto esteticamente apprezzabile quanto anacronistica sotto il versante socio-culturale, oltre che inaccettabile dal punto di vista normativo.

NO alla "soluzione vaporetto"

Ribadiamo con ferma convinzione il fatto che il vaporetto non possa in alcun modo essere una soluzione accettabile, perché è necessario garantire la fruibilità del ponte stesso.

É infatti l'opera in sé che deve essere accessibile in quanto spazio, architettura, monumento, opera d'arte vissuta dai cittadini. Il vaporetto non può essere considerato - in termini normativi - una "soluzione alternativa" poiché è evidente, come indicato dalla norma stessa, che la soluzione di progetto possa individuare soluzioni alternative rispetto alle prescrizioni, ma non che il progetto possa trovare fuori del suo ambito (in questo caso in un servizio) le soluzioni per l'accessibilità.

NO alla "soluzione servoscala"

L'installazione del servoscala non soddisfa l'accessibilità né sul piano funzionale né su quello normativo. L'utilizzo del servoscala si configura infatti inequivocabilmente come un intervento di adeguamento di un'opera pubblica di nuova realizzazione (e quindi come una palese violazione delle leggi vigenti per il superamento delle barriere architettoniche).

Negli spazi pubblici il servoscala non assicura un livello di accessibilità soddisfacente e 'diffuso'. Il suo utilizzo è limitato alle persone disabili in carrozzina e non è in grado di fornire soluzioni sicure ai problemi di accessibilità. Inoltre, nel caso del ponte in oggetto, la considerevole lunghezza del percorso e la presenza di un elevato numero di gradini con alzate e pedate variabili, faticose e fonte di pericolo, possono creare un ostacolo per persone con problemi motori, visivi e di affaticamento.

Negli spazi pubblici il servoscala è inoltre un dispositivo stigmatizzante ed emarginante sotto il profilo psicologico, che espone e sottolinea inutilmente la condizione di disabilità delle persone che sono costrette ad utilizzarlo.

Inoltre (come Venezia ha già avuto modo di sperimentare), presenta gravi limiti sotto il profilo tecnico che lo rendono uno strumento inefficace all'atto pratico: lentezza di marcia, marcia a “uomo presente”, guasti e necessità di frequente manutenzione, non vengono risolti operativamente (se non con l'espediente dell'occultamento del meccanismo in un vano sotterraneo).

Ulteriori osservazioni

Avendo avuto modo di valutare i disegni di progetto, ci sembra opportuno in questa sede riportare ulteriori osservazioni in merito all'accessibilità, alla sicurezza e alla praticabilità del ponte. 

-           La scelta di una struttura 'ad arco' ha inevitabilmente comportato la creazione di scalinate caratterizzate da gradini con pedate di lunghezza variabile. Questo particolare rende il percorso potenzialmente più pericoloso - soprattutto in caso di affollamento, quando si riduce la possibilità di vedere le parti terminali delle pedate - rispetto ad una scala con gradini dalle dimensioni regolari e con adeguati ripiani di sosta

-           Permangono forti perplessità in merito alla possibilità di rendere le pedate, in particolare quelle inclinate in vetro strutturale, percepibili in sicurezza ed adeguatamente antiscivolo (il problema dello scivolamento sui gradini viene, tra l'altro, amplificato nel caso delle pedate più lunghe)

-           La sistemazione curvilinea degli spazi antistanti alle due testate del ponte potrebbe portare a problemi di orientamento e mobilità soprattutto alle persone con problemi visivi

-           Stante la larghezza del ponte, la presenza di solo due mancorrenti, peraltro difficilmente utilizzabili in situazioni (normali per Venezia) di affollamento, suggeriscono la presenza di un mancorrente centrale (come per altro previsto dalla norma per larghezze superiori a sei metri)

-           L'uso combinato del vetro e della pietra d'Istria per la pavimentazione del ponte non sembra garantire un contrasto e un livello di saturazione dei colori in grado di rendere possibile la 'lettura' della rampa da parte di chi ha una minorazione visiva, anche lieve, e in situazioni di ridotta visibilità (notte, nebbia, pioggia...).

-           I problemi legati alla percezione dei gradini, particolarmente evidenti in fase di discesa, saranno ulteriormente accentuati durante le ore notturne, a causa dell'illuminazione prevista sotto la trasparenza dei gradini in vetro (dal basso verso l'alto).

É quindi chiaro che, accanto alla realizzazione di una soluzione in grado di rendere accessibile l'opera ai disabili motori, si dovranno prevedere opportuni accorgimenti in grado di rendere il ponte fruibile in autonomia e in sicurezza anche alle persone con disabilità visive, limitando la pericolosità nei confronti di qualsiasi tipo di utenza.

 

Idee e proposte

Posto che:

1.            la piena accessibilità, il comfort e la sicurezza per tutti i potenziali utilizzatori della struttura non possano essere ottenuti se non attraverso un totale ripensamento del progetto del ponte che rispetti tutte le specifiche contemplate dalle leggi attualmente in vigore e sia impostato secondo logiche di tipo inclusivo.

2.            l'unica strada concreta e praticabile per conciliare gli obiettivi di accessibilità con la volontà di dare seguito al progetto appaltato resta quella della ricerca di una soluzione alternativa al servoscala, che garantisca un livello di accessibilità più elevato di quello proposto attualmente

3.            l'accessibilità ottenuta con una soluzione da attuarsi 'in corso d'opera' non sarà mai comparabile con quella che si sarebbe potuta raggiungere ripensando il progetto ex-novo

4.            qualsiasi proposta attuata rispetto ad un progetto già elaborato è chiaramente difficoltosa:

si allegano alcune idee progettuali da approfondire e sviluppare, percorribili per la definizione di soluzioni rispettose delle norme vigenti in materia di accessibilità e non discriminazione.

Ovviamente, al di là degli spunti offerti in questo documento, la possibilità di trovare una soluzione valida da adottare non può che essere affidata a Santiago Calatrava che è il progettista dell'opera.

Gli spunti e le idee proposti indicano delle strade percorribili per migliorare l'accessibilità del ponte, anche se - come è evidente - devono essere risolti alcuni aspetti problematici, ma rappresentano, a nostro avviso, l'unica soluzione possibile rispetto all'alternativa tra il rifacimento del progetto e la realizzazione di un'opera fuori norma.

Si suggerisce infine di sottoporre la soluzione finale al parere della Commissione Permanente presso il Ministero dei Lavori Pubblici, istituita ai sensi dell'art. 12 del D.M. 236/89 (come previsto anche dall'art. 22 del D.P.R. 503/96).

 

Soluzione 1: Passerella in quota (con schizzi in pianta e prospetto)

Tra i disegni di progetto a firma di Santiago Calatrava pubblicati su alcune riviste, è apparsa una proposta che prevede su uno dei lati del ponte - con lo stesso profilo del progetto attuale - la presenza di una passerella orizzontale che raggiunge la sommità della struttura.

Questa soluzione potrebbe essere riconsiderata e rielaborata, in modo da consentire sia il raggiungimento della parte centrale del ponte da entrambe le rive che l'attraversamento del canale tramite una passerella orizzontale priva di gradini. 

L'accesso alla passerella verrebbe garantito da strutture verticali dotate di ascensori o elevatori collocate agli estremi del percorso, per il quale si possono ipotizzare diversi punti di  “aggancio” alla struttura:

a) alla sommità del ponte (con la conseguente formazione di un percorso orizzontale continuo in mezzeria al ponte)

b) all'estremità delle due sezioni del ponte con i gradini (con l'innesto di due tratti di percorso orizzontali sulla sezione panoramica centrale del ponte, priva di gradini, con pendenza massima pari al 5%)

In alternativa alla struttura verticale con ascensore, per la passerella verso Piazzale Roma si può valutare l'ipotesi di uno “sbarco” in quota all'interno dell'edificio del parcheggio, che risulterebbe raccordato direttamente al ponte.

 

Soluzione 2: Percorso inclinato e ascensore verticale (con schizzi in pianta e prospetto)

La realizzazione di un percorso inclinato (non una rampa vera e propria, ma una passerella con pendenza massima del 5%) che si sviluppi su entrambi i lati a partire dalla parte centrale del ponte, senza gradini, proseguendo lungo la mezzeria delle rampe di scale (dove è prevista la finitura in pietra d'Istria) fino alle rive, potrebbe permettere il superamento delle sezioni con i gradini.

Vista la presenza su entrambe le rive di spazi antistanti al ponte ridotti, appare difficile ipotizzare il completamento del percorso inclinato fino a raggiungere la quota della riva. Per ridurre lo sviluppo del percorso si rende necessaria la previsione di un elemento verticale  simile a quelli contemplati nella soluzione precedente, ma di altezza minore  con ascensore, elevatore o pedana a cabina aperta (se si desidera ottenere un minor impatto visivo) da collocare al termine di ognuno dei due percorsi inclinati.

Questa soluzione, che si configura come una variante della precedente, consente di contenere i volumi per gli ascensori. Ma appare chiaro che il maggiore sviluppo del percorso, associato alla presenza della pendenza  anche se contenuta entro i limiti previsti dalla norma  vanno a discapito della qualità dell'accessibilità, specie per le persone con problemi di deambulazione e di affaticamento.

 

Soluzione 3: Ascensore inclinato in asse centrale (con schizzi in pianta e prospetto)

L'ascensore è un impianto di sollevamento di facile utilizzo, veloce e in grado di trasportare più persone contemporaneamente. L'inserimento di questo meccanismo per superare i tratti del ponte con i gradini, consentirebbe di risolvere i problemi di accessibilità di tutte le persone con disabilità motorie e di offrire una valida alternativa al percorso a quelle con disabilità sensoriali.

Grazie alla possibilità di impiego dei più svariati materiali per la realizzazione della cabina, l'impatto estetico dell'ascensore sul ponte può risultare molto contenuto.

Per la realizzazione di un percorso per un ascensore inclinato lungo la mezzeria del ponte (soluzione da verificare alla luce dei calcoli strutturali), si dovrebbe provvedere alla creazione di una sede centrale “protetta” riservata alla marcia della cabina  e quindi inattraversabile dai pedoni.

Meglio ipotizzare in questo caso l'impiego di due ascensori inclinati a sbarco frontale, uno per parte, per consentire il superamento dei due tratti con i gradini, che risulterebbero suddivisi in tre corsie, due pedonali laterali e una al centro dedicata alla marcia dell'ascensore. La parte centrale del ponte, punto di sbarco di entrambe le cabine, resterebbe priva della sede per l'ascensore, risultando attraversabile, accessibile e panoramica.

 

Soluzione 4: Ascensore inclinato a lato del ponte (con schizzi in pianta e prospetto)

Per evitare di ridurre la parte pedonale del ponte con la creazione di una corsia riservata alla marcia degli ascensori inclinati a discapito della circolazione si potrebbe prevedere il transito della cabina esternamente al ponte, lungo uno dei suoi lati (soluzione da verificare alla luce dei calcoli strutturali).

In questo caso, è ipotizzabile la creazione di un percorso unico da prevedere sul lato nord-ovest, per ridurre l'impatto estetico e lasciare libero il lato più in vista che si sviluppi da una riva all'altra del canale, con l'impiego di un solo ascensore inclinato a sbarco laterale e con possibilità di fermata alla sommità del ponte, per  accedere alla parte panoramica.

Questa soluzione sarebbe in grado dare una risposta adeguata sia alle persone che intendono attraversare velocemente il ponte, sia a quelle che ne vogliano usufruire come punto panoramico.

 

Soluzione 5: Ascensore raggiungibile da pontili (con schizzi in pianta e prospetto)

In alternativa alla previsione del percorso dell'ascensore lungo il fianco del ponte si potrebbe ipotizzare la creazione di due pontili accessibili tipo “imbarcadero” per le gondole, uno per sponda e posizionati sui lati contrapposti rispetto al ponte. Questi due tragitti in piano ed accessibili dovrebbero collegare, su ognuno dei due lati, la riva del canale con una struttura verticale dotata di ascensore con sbarco alla sommità del ponte, nel tratto panoramico e accessibile.

Questi percorsi esterni al ponte avrebbero il vantaggio di non gravare l'intera struttura con carichi mobili, consentendo di raggiungere la parte panoramica accessibile tramite un tragitto alternativo privo di barriere.

 

Soluzione 6: Navetta a passo d’uomo (con schizzi in pianta e prospetto)

La parte centrale del ponte, che presenta gradini in pietra d'Istria, è forse quella che meglio si presta a modifiche. Pensando di realizzare una guida a pavimento (per una cremagliera o meccanismo simile) si potrebbe ipotizzare l'impiego di una navetta che percorra una fascia centrale liscia anche nei tratti con i gradini, lungo la mezzeria del ponte, attraversandolo in tutta la lunghezza o solo in corrispondenza dei due tratti a gradini

La velocità di marcia “a passo d'uomo” della navetta non richiederebbe la creazione di una "corsia protetta" evitando di dividere, perlomeno visivamente, il percorso pedonale. Il piano della navetta dovrebbe essere di tipo autolivellante per restare orizzontale durante la marcia.

L'assenza di una sede protetta per il mezzo comporterebbe per questa soluzione sicuramente un allungamento dei tempi di percorrenza del ponte, garantendo però sia l'attraversamento con un unico imbarco che la possibilità di accedere alla parte panoramica accessibile.

 

Soluzione 7: Cabina sotto al ponte (con schizzi in pianta e prospetto)

Una cabina tipo “ovovia” con percorrenza lungo il profilo inferiore del ponte, potrebbe garantire al pubblico l'attraversamento da una riva all'altra del canale tramite l'impiego di un mezzo veloce e di facile accesso, consentendo anche di godere della vista panoramica.

Questa soluzione - che prevede la presenza di un ingombro mobile al di sotto della linea di rispetto del ponte - in assenza della possibilità di sbarco nella parte accessibile del ponte, non dà modo alle persone non in grado di percorrere le gradinate di fruire ed avere esperienza diretta dell'opera.